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La Settimana Santa

2018

Domenica delle Palme

Con la celebrazione della domenica delle Palme, inizia la Settimana Santa.

Nella Domenica delle Palme, ricordiamo l’entrata messianica di Gesù, a Gerusalemme; molte persone entusiaste con in mano le palme e i ramoscelli di ulivo erano accorse e acclamandolo al grido: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele!” (Gv. 12, 13). Tuttavia Gesù sa bene che tra poche ore quel grido diventerà: «Crocifiggilo!». Egli percorre un cammino che lo porterà alla solitudine e all’abbandono: il Cristo fa della Sua morte un dono per la salvezza degli uomini, desidera essere riconosciuto come Messia nella Passione e nella Morte di Croce. Egli è il Re senza corona che va incontro alle miserie del suo popolo per riaprire il Paradiso a tutti coloro che accetteranno la salvezza.

In occasione di questa festa, la nostra comunità ha organizzato ogni anno una solenne processione eucaristica che ripetesse il solenne ingresso di Gesù a Gerusalemme.

L’appuntamento è domenica 25 marzo 2018 alle 9.30

La celebrazione si svolge in tre momenti: la processione con Gesų Eucaristia,(vedi [pdf]) l’adorazione eucaristica (vedi [pdf]) e la S. Messa .



Giovedì Santo

Nel Giovedì Santo ricordiamo l’istituzione del Sacerdozio e dell'Eucaristia.

“In questa celebrazione riviviamo due grandi sacramenti ed il grande comandamento dell’amore: il Sacerdozio è in funzione dell’Eucaristia e l’Eucaristia dà forza al Sacerdozio. Questi due doni infatti sono come protetti e circondati dal grande comandamento di Gesù: l’Eucaristia è amore e si comprende solo con l’amore. l’incarnazione e la Passione del Cristo, Figlio di Dio, sono comprensibili solo alla luce del grande Amore di Dio per l’uomo.” (Dall’Omelia di Mons. Claudio Gatti del 9 aprile 2009)

“Io, Gesù, ho istituito il sacramento dell’Eucaristia e dell’Ordine. Se non avessi avuto accanto a me la vittima, mia madre, mia amica, mia sposa, non avrei potuto, come uomo, farcela da solo. Oggi la storia si ripete. Se il vostro vescovo non avesse una vittima accanto non potrebbe farcela, poiché le prove sono tante. Dio manda le prove e dà la forza e il coraggio di sopportarle. Le prove morali e quelle fisiche sono grandi, ma proprio queste avvicinano l’uomo a Me, a Gesù Eucaristia”. (Dalla lettera di Dio, 20 aprile 2000 – Giovedì Santo)

L’appuntamento č giovedì 29 marzo 2018 alle 19.00.





Venerdì Santo

Nel Venerdì Santo ricordiamo la passione e morte di Gesù e con questa celebrazione “vogliamo essere desti per fare compagnia a Gesù”, perché il dolore del Cristo che si rinnova ancora oggi, non deve lasciare indifferenti o assonnati come gli apostoli: essi dormivano e Cristo soffriva.

Leggi il testo della Via Crucis





Pasqua di Risurrezione

La Risurrezione di Gesù, l’evento salvifico per eccellenza è avvenuto “nel più totale silenzio e in mezzo all’indifferenza o ostilità degli uomini. Solo Maria veglia, prega e attende la risurrezione; a lei per prima appare Gesù, glorioso e trionfante. Successivamente appare alle donne, ai discepoli di Emmaus, agli undici e ad altri che erano con loro. (Dai misteri gloriosi redatti da Mons. Claudio Gatti)

Gli apostoli erano rimasti riuniti nel cenacolo ma erano tristi e soffrivano fino al punto che la paura e la tristezza di essere rimasti soli, senza Gesù, avevano ottenebrato la loro mente. Tuttavia, Gesù stesso aveva annunciato: «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno» (Lc 9,22).

Quando le donne annunciarono agli apostoli che il sepolcro era vuoto, nessuno degli apostoli credette loro. Infatti, Pietro e Giovanni accorsero al sepolcro solo perché temevano che i nemici avessero portato via il corpo di Gesù. Ma lo hanno compreso appena entrati: “Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. (Gv. 20,8).

Giovanni afferma: “Vide e credette”. L’apostolo infatti, non poteva non credere, perché aveva visto che le bende e il sudario erano afflosciati e disposti nello stesso modo in cui era stato avvolto il corpo di Gesù. Il Cristo era passato attraverso le bende ed il lenzuolo, lasciandoli intatti e nella stessa posizione.

Giovanni fu il primo a credere alla Resurrezione. Egli è stato l’apostolo dell’amore, di conseguenza, per credere nella Risurrezione, noi dobbiamo amare Cristo; non è possibile credere a Dio e alle sue opere se non l’amiamo. Chi ama Dio crede nei Suoi interventi, chi non lo ama non crede nelle sue opere.

(Riflessioni tratte dall’omelia di Mons. Claudio Gatti del 12 aprile 2009 in occasione della S. Pasqua)