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Lettera mandata il 6 gennaio 2003 dal Vescovo Claudio Gatti ai Cardinali di Santa Romana Chiesa, ai Vescovi d'Italia, ai responsabili della Curia Romana, al Vicariato di Roma e ai sacerdoti di Roma

6 gennaio 2003

Carissimo confratello,

la correzione fraterna va fatta a tutti, come ha insegnato Gesù. (Cfr Mt. 18, 15-18)

Nessuno è esente dalla correzione fraterna, perché Gesù non ha fatto distinzioni di persone, ma ha detto: "Se tuo fratello pecca contro di te, va' e riprendilo".

Bisogna avere l’amore, la lealtà e il coraggio di farla anche ai superiori quando sbagliano. La regola non scritta che vige in Vaticano: "I superiori hanno sempre ragione" va abolita e sostituita con l’insegnamento evangelico.

l’autorità ecclesiastica ha sbagliato gravemente nei miei confronti e mi ha inflitto "l’ultimo colpo di satana"; così N.S. Gesù Cristo e Maria, Madre dell’eucaristia, hanno definito la mia dimissione dallo stato clericale.

Se vuole avere le idee più chiare ed essere più dettagliatamente informato sull’intera questione, acceda su Internet al nostro sito, collegandosi al seguente indirizzo telematico:

http://www.madredelleucaristia.it

Io ora mi limito a sottoporre al suo giudizio alcune considerazioni.

Il Card. Ratzinger ha approfittato delle precarie condizioni di salute del Papa, per fargli firmare, a sua insaputa, il decreto della mia dimissione dallo stato clericale, durante l’udienza concessagli il 18 ottobre 2002.

La dimissione dallo stato clericale può avvenire ex-officio, cioè senza il consenso dell’interessato, tramite una richiesta del vescovo al Pontefice, ma non può essere stabilita per legge particolare (can. 1317) e, poiché è una pena perpetua, neanche per decreto (can. 1342 §2). Deve essere dichiarata solo per via giudiziale da un tribunale di tre o cinque giudici (can. 1425).

Il Card. Ruini con lettera prot. n. 1466/02 mi ha comunicato semplicemente che: "Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha disposto la sua immediata dimissione dallo stato clericale ex-officio et in poenam, cum dispensatione ab omnibus oneribus e sacris Ordinibus manantibus".

Il suddetto cardinale avrebbe dovuto almeno allegare alla sua comunicazione una fotocopia autenticata della lettera (prot. 174/95-15938), trasmessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al Vicariato di Roma, ma si è astenuto dal farlo. Perché?

I sacerdoti, accusati di aver commesso abusi sessuali sui minori, hanno il diritto alla difesa, come è stabilito dalle nuove norme decise dai vescovi americani ed approvate dalla Congregazione dei Vescovi. Invece a me non solo è stato negato il diritto alla difesa, ma addirittura non è stato neanche comunicato il delitto per il quale sono stato condannato. Il motivo di questa omissione è evidente: non ho commesso nessun delitto, ho solo difeso le apparizioni della Madre dell’eucaristia e i miracoli eucaristici, soprattutto quello avvenuto mentre celebravo la S. Messa.

Il giorno 11 giugno 2000, festa di Pentecoste, avevo appena ultimato di recitare la formula di consacrazione del pane, quando dall’ostia ha cominciato a fuoriuscire il sangue e a diffondersi su buona parte della sua superficie. Per me il tempo si è fermato e sono rimasto a lungo immobile sull’ostia, appoggiato all’altare, a fissare il sangue divino, mentre i numerosi presenti piangevano per la commozione e pregavano con profondo raccoglimento.

Il Sommo ed Eterno Sacerdote, operando nelle mie mani il più grande miracolo eucaristico della Storia della Chiesa, dopo avermi ordinato vescovo, ha voluto mettere il suo sigillo divino sulla mia ordinazione episcopale e dimostrare che è di origine divina e non umana.

l’autorità ecclesiastica può proibire a Dio di fare ciò che vuole? No!

Inoltre i vertici della Congregazione della Dottrina della Fede e del Vicariato di Roma hanno considerato l’eucaristia che ha sanguinato "un pezzo di pane" e la fuoruscita del sangue dall’ostia da me consacrata "un intervento diabolico".

Di conseguenza, poiché hanno profanato l’eucaristia, sono incorsi nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica (can. 1367) e, poiché hanno attribuito al demonio ciò che è opera di Dio, hanno peccato contro lo Spirito Santo.

La dimissione dallo stato clericale è espressamente prevista dalla normativa, e può essere inflitta solo se il chierico ha commesso uno dei delitti indicati nei cann. 1364, 1367, 1370 §1, 1387, 1394 §1, 1395. Poiché, come è facile dimostrare, non ho commesso nessuno dei delitti previsti dal C.I.C., il Card. Ratzinger, il Card. Ruini e Mons. Bertone, artefici della mia dimissione dallo stato clericale, hanno commesso un atto moralmente illecito e giuridicamente invalido, perché hanno abusato della loro autorità, sono andati contro il C.I.C. e soprattutto, condannando un innocente, hanno gravemente mancato alla carità e offeso la verità.

Carissimo confratello, non le chiedo di prendere le mie difese, perché il Signore, come ha promesso, interverrà per abbattere i potenti dai loro troni ed innalzare gli umili, ma di impedire che il Santo Padre faccia una brutta figura di fronte alla Chiesa e alla Storia.

Se informerà il Papa di quanto i suoi collaboratori hanno tramato alle sue spalle, dimostrerà di amarlo veramente e di servirlo fedelmente; se tacerà, incorrerà nel severo giudizio di Dio e nella dura disapprovazione dei due immediati e legittimi successori di Giovanni Paolo II.

Il Signore l’illumini e le dia la forza e il coraggio di difendere il Papa.

l’affido alla protezione di Maria, Madre dell’eucaristia.

La saluto cordialmente nel Signore.


Claudio Gatti

Vescovo Ordinato da Dio

Vescovo dell’Eucaristia


Roma, 6 gennaio 2003

Festa dell’epifania del Signore