Eucharist Miracle Eucharist Miracles

Omelia del 30 Marzo 2008

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia
I lettura: At 2,42-47; Salmo: Sal. 117; II lettura: 1Pt 1,3-9; Vangelo: Gv 20,19-31

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune, vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. (At 2,42-47)


Se gli uomini della Chiesa avessero avuto sempre a mente gli insegnamenti contenuti nella prima lettura degli Atti degli Apostoli, oggi la Chiesa non sarebbe nella difficile situazione in cui si trova e, nei secoli passati, non sarebbero state scritte pagine molto tristi e preoccupanti.

La storia ci mostra che, quando l’uomo vuole fare a meno di Dio e cerca strade diverse da quelle da Lui indicate, quando vuole affermare se stesso e mettere il Signore in penombra, avviene ciò che voi conoscete e che è descritto nell'episodio della Torre di Babele: conflitti, litigi, discussioni e lotte. La Chiesa, come istituzione umana, ha conosciuto anche queste dolorose e gravi esperienze, che potevano essere evitate. La Chiesa poteva essere immune da tutto questo se i suoi rappresentanti avessero cercato di seguire e di rispettare la Parola di Dio. Tutto ciò è tremendo!

Voi sapete che San Paolo ha paragonato la Chiesa al corpo mistico del Cristo. Così come il corpo umano è formato da diversi organi, con funzioni diverse, ma tutte vitali e legate fra loro, allo stesso modo deve essere la Chiesa. La vista, ad esempio, non può fare a meno dell’udito, altrimenti l’uomo sarebbe menomato e così via.

Gli uomini della Chiesa, lungo i secoli, hanno ascoltato e messo in pratica le ultime parole di Gesù: “Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.” (Mt 28,19-20)? Purtroppo solo una ristretta minoranza lo ha fatto.

Nei primi secoli della storia della Chiesa ci sono stati molti dottori, padri e illustri scrittori ecclesiastici dei quali, ancora oggi, dopo centinaia di anni, leggiamo e meditiamo le opere. Perché, allora, non aggiungere al patrimonio passato un nuovo patrimonio spirituale sulla base della Parola di Dio? Purtroppo, come vi ho detto all’inizio, gli uomini hanno cercato di sostituirsi a Dio e di collocare se stessi al centro dell’attenzione per raccogliere applausi e lodi che, invece, dovrebbero essere rivolti esclusivamente a Lui. Ecco, la Chiesa, per rinascere, deve togliersi tutte quelle incrostazioni che sono attaccate al suo corpo e ritornare a respirare l’ossigeno di Dio, la grazia e a vedere la luce dello Spirito Santo. La Chiesa, inoltre, deve alimentarsi del pane eucaristico che Cristo ci ha consegnato e che, purtroppo, gli uomini, senza riuscirci, hanno tentato di accantonare, abbassandolo a semplice alimento umano.

“Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42). Il centro dell’annuncio evangelico è l’amore e la carità. Dio è amore, agisce nell’amore e, per amore, ha mandato Suo Figlio sulla Terra. Per amore Dio Figlio muore in croce e, sempre per amore, risorge e ci apre le porte del Paradiso. Ho pronunciato sempre questo inciso “per amore” accanto ad ogni azione di Dio. Esaminiamo, invece, le azioni umane. Gli uomini hanno agito per amore? Hanno parlato e predicato per amore? La risposta è scontata ed è un no enorme, altrimenti la Chiesa non sarebbe in una situazione così preoccupante e triste. L’insegnamento degli apostoli è lo stesso di Cristo. Luca avrebbe potuto benissimo scrivere: “Erano perseveranti nell’insegnamento di Cristo che i suoi discepoli si tramandavano l’uno con l’altro”. Ecco, diamo la corretta interpretazione all’espressione: “successione apostolica”. Secondo l’uso comune il vescovo è il successore degli apostoli, perché è stato ordinato da un altro vescovo, fino ad arrivare, a ritroso, agli apostoli. Diamo, invece, a quest’espressione, un significato più pregnante ovvero quello di autentico ministro della Parola di Dio e dei sacramenti. Colui che vi parla non ha ricevuto l’imposizione delle mani dagli uomini, eppure è stato ordinato Vescovo per intervento divino. Dio, ipoteticamente, potrebbe rifare tante altre ordinazioni episcopali senza l'intervento degli uomini, ma non lo farà più. L’insegnamento degli apostoli è proprio questo: vivere nella comunione, che non è quella eucaristica, ma è l’unione nell’amore e nella carità. Una famiglia è unita se i membri si amano, altrimenti è divisa. La stessa cosa vale per una comunità e anche per la Chiesa intera.

Vi siete mai chiesti perché ci sono tante divisioni nella Chiesa? Purtroppo le divisioni sono cominciate fin dall’inizio della sua storia, perché è venuto a mancare l’amore. Se io amo tutti i miei fratelli, farò in modo tale da avere un rapporto fraterno e costruttivo con ciascuno di essi. Non mi metterò in una posizione di antagonismo, ma andrò loro incontro rispettando le idee di ciascuno, lasciandomi guidare e accettando la correzione fraterna. Ma quali sono le reazioni umane? Ne ho conosciute tante: “Non sai chi sono io!”. Solo Dio può affermare: “Io sono colui che sono”(Es 3,14), ma tu, invece, devi dire: “Io sono il servo di Dio”, non sei l’Onnipotente, non sei il potente, non sei il padrone. Solo a Dio possono essere dati questi attribuiti. Quindi, nella Chiesa, nel corso dei secoli, è venuta meno questa perseveranza nella comunione e, purtroppo, sono subentrate le eresie, le scissioni, i litigi e le discussioni. Vogliamo tornare alla Chiesa autentica? Amiamo tutti, senza distinzioni, senza pretendere un ritorno, un vantaggio e in modo generoso e disinteressato.

“Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere”, (At 2,42). Oggi la Madonna, perfetta conoscitrice della Parola di Dio, ha ricordato un’espressione che, in diverse occasioni, è stata riferita a me: “Aggrappatevi al tabernacolo”. Il significato è proprio questo, significa “spezzare il pane”, ossia ricevere l’Eucaristia, pregare di fronte all’Eucaristia, amarla e adorarla. Questa comunità, anche se piccola, anche se provata, anche se stanca, lo fa. Noi siamo molto attaccati alla Parola di Dio come nessun'altra comunità. Noi, con tutti i nostri limiti, sbagli ed errori, siamo stati educati al vero amore più di ogni altra comunità. Chi può dire che ama l’Eucaristia più di noi? Nessuno. Siamo stati presi in giro, umiliati, perseguitati e condannati a causa dell’Eucaristia, ma noi l’amiamo. L’Eucaristia è la fonte di tutto e, senza di Essa, non c’è assolutamente vita nella Chiesa. “Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli” (At 2,43). Quanti segni più grandi sono avvenuti qui! Ci avete mai pensato? Gli apostoli guarivano i malati e hanno anche risuscitato morti, ma qui sono avvenuti ben centottantacinque miracoli eucaristici e, allora, anche noi possiamo dire di aver questo “senso di timore” che significa accettazione rispettosa di tutti gli interventi soprannaturali che sono avvenuti in questo luogo taumaturgico. E gli altri? L’espressione: “vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno” (At 2,45), deve essere adattata alle circostanze storiche attuali. Oggi vendere le proprietà e dividerle con gli altri è impraticabile, sono il primo a riconoscerlo, ma ciò può essere sostituito con qualcos'altro.

Vi sono state insegnate dal catechismo le opere di misericordia corporali. Occorre rendersi conto se, accanto a noi, ci sono persone bisognose di una parola affettuosa, di un aiuto economico, di un po’ di compagnia o di qualche servizio. Questo significa esattamente mettere in pratica e realizzare ciò che è presente nell’insegnamento della Chiesa. Io posso dire, con legittima soddisfazione e orgoglio, che noi viviamo nella carità, ci sforziamo di mettere in pratica e di realizzare la Parola di Dio. Bisogna però fare attenzione, in quanto non dobbiamo gloriarci o vantarci, quanto piuttosto riconoscere i nostri difetti, i limiti e le imperfezioni. Ringraziamo il Signore perché ci sforziamo di percorrere la strada che Egli ci ha indicato attraverso la Sua Parola ed i Suoi insegnamenti.

Mi auguro che la Chiesa possa tornare al passato, ossia ad essere povera, fedele ed umile. Coloro che cercano ricchezza, potere e cariche importanti non sono i veri e autentici successori degli apostoli. Anche la Madre dell’Eucaristia prima, durante l’apparizione, ha espresso lo stesso concetto: “Noi stiamo scegliendo dei vescovi, non dico bravissimi, ma bravi, perché un domani possano collaborare con il nuovo Papa” (Dalla lettera di Dio del 30 marzo 2008).

Lavorare per la Chiesa significa pregare e fare il possibile affinché i pastori siano veramente secondo il cuore di Dio. I pastori ci devono portare al pascolo, invece cosa fanno? Aprono gli ovili e lasciano fuggire il gregge. A costoro non interessa raggiungere la pecorella smarrita, ma cercano solo di accumulare nuovi terreni per i propri pascoli e per se stessi, defraudando le anime dei loro averi.

La Chiesa, nella sua componente umana, dobbiamo riconoscerlo, è peccatrice e noi siamo peccatori. Se io dicessi e vi insegnassi il contrario, andrei contro l’insegnamento di Cristo, ma è consolante sapere che Gesù è venuto per i peccatori. Infatti, se ci riconosciamo peccatori, possiamo ascoltare con speranza le parole di Gesù che ha detto: “Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17), ossia sono venuto per voi che vi sentite peccatori, sono venuto per aiutarvi a passare dal peccato alla grazia, dall’egoismo all’amore, dalla scarsa fede ad una fede più adulta e ad una speranza più certa. E, dal momento che conosce molto bene le nostre debolezze, perché è Dio e ci ha creato, Egli ci dice: ”Non vi preoccupate se cadete, anche Pietro è caduto e anche gli apostoli sono caduti, inventerò Io qualcosa per voi, perché possiate farvi una bella doccia e vi possiate ripulire e indossare la veste candida, per poter partecipare al banchetto eucaristico”, questa è la Confessione.

Una semplice constatazione: nello stesso ambiente dove è avvenuta l’istituzione dell’Eucaristia, il cenacolo, il luogo nel quale gli apostoli si erano rinchiusi per paura dei giudei, Gesù ha istituito anche il sacramento della Confessione, quindi credo che dovremmo cominciare a ragionare diversamente. Noi associamo il cenacolo all’istituzione dell’Eucaristia, tuttavia dovremmo cominciare ad associare il cenacolo anche all’istituzione del sacramento della Confessione. Il luogo è lo stesso, le persone sono le stesse e Colui che ha istituito i sacramenti è lo stesso. Anche la Madonna è la stessa. Vedete come nessuno ha mai fatto caso a certe realtà anche se evidenti? Perché quando diciamo cenacolo pensiamo solo all’istituzione dell'Eucaristia e non pensiamo anche all'istituzione della Confessione? Possiamo avvicinarci all’Eucaristia, ricevere la Santa Comunione, se siamo in peccato? No. Entrambi i sacramenti sono la manifestazione meravigliosa dell’amore di Dio.

Nello stesso luogo Gesù ha detto: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23). Noi siamo un piccolo cenacolo e prendiamo forza, luce, suggerimenti dal grande cenacolo. Abbiamo sempre ringraziato Dio, tante volte, per averci dato il dono dell’Eucaristia, oggi ringraziamo Dio anche di averci dato il dono della Confessione. Riflettete solo su questo aspetto: senza la confessione chi ci darebbe la sicurezza e la certezza di ritornare riconciliati ed essere veramente figli di Dio? Pensate quanto sono sciocchi gli uomini, alcuni hanno cercato di abolire il sacramento della Confessione; eppure Gesù ci ha dato questo dono e ci ha indicato questa strada: accostiamoci a questo sacramento e avremo grandi benefici. Ma dove sta la fede?

Alcuni uomini hanno cercato di svuotare questi due grandi sacramenti: la Confessione e l’Eucaristia. Volevano aborrire la prima e ridurre la seconda ad un ricordo e non ad una realtà e ad un unico sacrificio. Alcuni pensano di potersi confessare da soli, direttamente con Dio. Quando stiamo male ci curiamo da soli o andiamo dal medico? E l’anima? L’anima ha un percorso più difficile di quello del corpo, perché ci sono tante realtà che non riusciamo a comprendere e abbiamo bisogno di chi ce le spieghi. Pertanto, se non abbiamo la parola illuminata del pastore, siamo in una situazione di perenne agitazione, di confusione, di scrupolo, di tensione, di sofferenza e di amarezza. Gesù non vuole assolutamente tutto questo. La Pasqua è la morte, la passione e la resurrezione di Gesù Cristo, che celebriamo anche noi qui, in questo piccolo cenacolo, ma ricordiamo anche la nostra morte nel peccato e la nostra resurrezione nella grazia.

Ringraziamo Dio. Voi non vi rendete ancora conto, probabilmente, perché vi siete abituati ai grandi doni che Dio ci ha fatto, alle grandi grazie e ai grandi insegnamenti che ci ha donato. Quando uno è abituato troppo bene si adagia e pensa che tutto ciò che viene dopo è un diritto acquisito. Noi non abbiamo diritti acquisiti, dobbiamo solo dimostrare a Dio amore, gratitudine e riconoscenza. Facciamolo e saremo più tranquilli e più sereni.

Sia lodato Gesù Cristo.