MOVIMENTO IMPEGNO E TESTIMONIANZAQuesta Via Crucis è stata predicata dal
Vescovo Claudio Gatti a Lourdes il 12 ottobre 1991 in occasione di un pellegrinaggio
effettuato con alcuni membri della comunità.
Nella stessa circostanza ed esattamente il 14 ottobre 1991 Marisa ha iniziato
a scrivere "sotto dettatura" la vita della Madre dell'Eucaristia.
Dopo diverso tempo la Madonna ha espresso il desiderio che la Via Crucis predicata
a Lourdes fosse utilizzata dai membri della comunità per meditare la
passione e la morte di Gesù.
A questa Via Crucis manca la quindicesima stazione, quella della Resurrezione
di Gesù. Questa verrà scritta - ha detto il Vescovo - quando sarà
restituita la facoltà di celebrare la S. Messa nella nostra cappella.
PRIMA STAZIONE: GESŁ NEL GETSEMANI
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli
lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: "Pregate, per non entrare in
tentazione". Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi,
pregava: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia
fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal
cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente;
e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi,
rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che
dormivano per la tristezza. E disse loro: "Perchè dormite? Alzatevi
e pregate per non entrare in tentazione".
(Luca, 22,39-46)
Lettore
Nella prima stazione meditiamo l'agonia di Gesù nel Getsemani; riflettiamo
intensamente sul drammatico momento in cui il figlio di Dio, che è amato
infinitamente dal Padre e a sua volta ama infinitamente il Padre, ha liberamente
scelto di provare la sofferenza dell'abbandono. Ognuno di noi in qualche momento
della vita ha certo sofferto nel sentirsi solo, incompreso e abbandonato; ma
l'abbandono che il Cristo ha voluto provare è stato così violento
e sconvolgente da provocare un profondo turbamento e una sofferenza spasmodica
che si è manifestata con il sudore di sangue.
Noi ci chiniamo riverenti e stupiti di fronte al Cristo glorioso, della trasfigurazione,
dell'ascensione, al Cristo Figlio di Dio che siede alla destra del Padre, ma
sentiamo particolarmente vicino a noi il Cristo prostrato a terra nel Getsemani
che piange, geme, è coperto dal sudore di sangue perché è
un Cristo che sentiamo nostro fratello, è un Cristo che sentiamo molto
vicino a noi.
Gesù ha voluto e vuole condividere la nostra sofferenza, ma è
giusto, poiché noi lo amiamo, che condividiamo una piccola parte della
sua. Quando amiamo una persona che soffre noi non riusciamo a restare indifferenti
di fronte al suo patire. Allora perché il dolore del Cristo, che si rinnova
ancora oggi, ci lascia indifferenti o assonnati come gli apostoli mentre Cristo
gemeva e soffriva? Essi dormivano e Cristo soffriva. Speriamo che non si ripeta
per noi questa scena del Vangelo perché noi possiamo, dobbiamo, vogliamo
essere desti per fare compagnia a Gesù. Imprimiamo nel nostro cuore le
parole che Egli ha detto agli apostoli: "Così non siete stati capaci
di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate per non cadere in tentazione".
Di fronte alla sofferenza del Cristo noi dobbiamo gridargli il nostro amore
e dimostrargli la volontà di percorrere la strada che Lui ha iniziato
e percorso prima di noi.
Padre nostro
TERZA STAZIONE: GESŁ È CONDANNATO DAL SINEDRIO
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
I sommi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza
contro Gesù, per condannarlo a morte, ma non riuscivano a trovarne alcuna
Allora il sommo sacerdote gli disse: "Ti scongiuro per il Dio vivente,
perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".
"Tu l'hai detto" gli rispose Gesù
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: "Ha bestemmiato
che ve ne pare?".
E quelli risposero: "È reo di morte".
(Matteo, 26, 59
66)
Lettore
Il Sinedrio era il tribunale che raccoglieva le massime autorità del
popolo ebraico; esse avevano anche il compito di tenere desta la promessa della
venuta del Messia. Invece coloro che dovevano riconoscere e accogliere il Messia
lo rifiutarono, lo rigettarono, lo condannarono. Questo ci deve spingere a riflettere.
Dobbiamo aprirci alla grazia di Dio, lasciarci guidare da essa, per comprendere
la logica del Signore, anche quando può contrastare con la nostra.
I capi del Sinedrio condannarono Gesù, perché avevano deformato
il concetto di Messia. Essi volevano un Messia politico che li liberasse dalla
dipendenza dai Romani e per questo avevano sostituito il disegno di Dio con
il loro.
Stiamo attenti a riconoscere i disegni di Dio e a non pretendere di imporgli
stupidamente le nostre opinioni, le nostre valutazioni. Quando la Madonna dice
"abbandonatevi a Dio" si riferisce in modo particolare alle parole
di Gesù: "Guardate gli uccelli dell'aria: non seminano né
mietono né ammassano nei granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre".
Anche a noi il Signore non farà mai mancare quello di cui abbiamo bisogno,
se ci mettiamo nell'atteggiamento di Maria che di fronte all'annuncio dell'angelo
ha risposto: "Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la sua
parola".
Ancora oggi Cristo purtroppo continua ad essere giudicato e condannato dal Sinedrio,
da nostri fratelli che con la loro cattiveria, la loro perfidia e durezza osano
giudicare il giudice divino, condannare la vittima innocente, opporsi a Dio
che si è incarnato, si è fatto uomo per innalzarci ad un'altezza
e dignità mai raggiunta: quella di essere figli di Dio.
Preghiamo per coloro che tradiscono, per coloro che giudicano e deridono il
nostro impegno; criticare l'impegno cristiano significa giudicare e condannare
Cristo stesso che lo ha predicato e insegnato.
Cristo ha opposto il suo silenzio di fronte a coloro che lo giudicavano; opponiamo
anche noi il nostro silenzio, non lasciamoci trascinare dal risentimento, dal
rancore, ma ripetiamo quelle meravigliose parole uscite dal suo cuore: "Padre,
perdona loro perché non sanno quello che fanno".
Padre nostro
QUARTA STAZIONE: GESŁ È RINNEGATO DA PIETRO
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò
e disse: "Anche tu eri con Gesù il Galileo!".
Egli negò davanti a tutti: "Non capisco cosa tu voglia dire".
Mentre usciva verso l'atrio lo vide un'altra serva e disse ai presenti: "Costui
era con Gesù il Nazareno". Ma egli negò di nuovo giurando:
"Non conosco quell'uomo".
Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: "Certo
anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce". Allora cominciò
a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo".
(Matteo, 26, 69-74)
E in quell'istante, un gallo cantò.
Allora il Signore voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò
delle parole che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti,
mi rinnegherai tre volte". E uscito fuori pianse amaramente.
(Luca, 22, 60-62)
Lettore
Per comprendere meglio il rinnegamento di Pietro dobbiamo richiamare alla mente
l'episodio che lo precede: Cristo aveva profetizzato che sarebbe rimasto solo,
che sarebbe stato abbandonato e subito Pietro aveva affermato: "Signore,
anche se tutti ti abbandoneranno, io non ti abbandonerò mai".
Ma pochissimo tempo dopo, nonostante le parole di Cristo lo avessero messo in
guardia: "Pietro, Pietro: prima che il gallo canti tu mi rinnegherai tre
volte", appena poco dopo egli lo rinnegò.
Il rinnegamento di Pietro ci deve far riflettere sulla nostra debolezza. Pietro
non aveva ancora in sé quella forza che viene soltanto da Dio e che dopo
la discesa dello Spirito Santo lo avrebbe visto autentico capo della Chiesa.
Con il sostegno della grazia, Pietro difatti sarà in grado di rendere
testimonianza a Cristo, fino a raggiungere il martirio.
Nella caduta di Pietro noi dobbiamo vedere le nostre cadute. Come Pietro ha
ceduto perché era debole, così anche noi cediamo per debolezza;
ma c'è un rimedio che può impedirci di cadere: la grazia che Cristo
abbondantemente ci elargisce con i sacramenti.
Chiediamo alla Madonna di comprendere quanto siano necessari e indispensabili
per noi i sacramenti della confessione e dell'Eucaristia. Non sono la S. Comunione
fatta raramente e la partecipazione alla sola messa domenicale a darci garanzie
per vivere in grazia, ma un incontro quotidiano col Signore.
Se avremo in noi Cristo che è forza, grazia e amore, lui sarà
quella roccia su cui potremo costruire l'edificio spirituale della nostra vita
contro cui si infrangeranno le onde, le tempeste e gli uragani, senza riuscire
ad abbatterlo. Se noi costruiremo la nostra casa sulla roccia viva che è
il Cristo resisteremo, non cadremo e né altri potranno farci cadere.
Preghiamo in questo momento S. Pietro, perché se lo abbiamo seguito nel
negare il Signore possiamo ora seguirlo nel pentimento, nella fedeltà
e nell'amore perseverante e costante.
Seguendo l'esempio di S. Pietro, ci troveremo di nuovo in compagnia del Cristo.
Padre nostro
QUINTA STAZIONE: GESŁ GIUDICATO DA PILATO
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Pilato riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: "Mi
avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti
a voi ma non ho trovato in lui nessuna colpa
Lo castigherò severamente
e poi lo rilascerò".
Essi però insistevano a gran voce chiedendo che venisse crocifisso.
(Luca, 23, 13-16)
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più,
presa dell'acqua si lavò le mani davanti alla folla: "Non sono responsabile,
- disse - di questo sangue
".
E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada su di noi e sopra i nostri
figli".
(Matteo, 27, 24-25)
Lettore
Noi abbiamo sentito dire tante volte che Dio è giudice. Sappiamo che
Cristo giudicherà gli uomini alla fine dei tempi, nel giudizio universale,
quando si realizzerà la resurrezione della carne e i buoni lo seguiranno
nella gioia del Paradiso e i cattivi, purtroppo, seguiranno il demonio nelle
sofferenze dell'inferno. Quindi Cristo è giudice ed essere giudice è
un suo diritto, una sua prerogativa. Eppure di fronte a Pilato, è l'accusato,
colui che è sottoposto al giudizio.
Il Cristo china la testa e accetta la sentenza con amore, perché sa che
grazie ad essa egli potrà realizzare i disegni del Padre: essere vittima
innocente immolato su una croce per la salvezza degli uomini.
Dobbiamo ringraziare il Signore di aver voluto subire un'accusa ed un giudizio
ingiusti, perché senza di essi non si sarebbe realizzata la nostra salvezza.
Un'altra considerazione: Cristo, Dio infinitamente perfetto, accetta volontariamente
di essere giudicato. Mettiamo ora noi stessi al posto di Cristo e al posto di
Pilato un fratello, o un amico, o un genitore, o un sacerdote ci riprende per
qualche nostra mancanza. Qual è il nostro atteggiamento di fronte a un
giusto rimprovero, di fronte a una giusta osservazione? Spesso reagiamo indispettiti,
ci sentiamo offesi e irritati. Cristo tace ed è giudicato ingiustamente,
noi reagiamo negativamente e siamo rimproverati giustamente.
In questa stazione, per intercessione di Maria, chiediamo al Signore il dono
dell'umiltà, di sapere accogliere con gratitudine e con riconoscenza
il rimprovero di un fratello che ci invita a guardarci dentro e a prendere coscienza
dei nostri limiti, delle nostre imperfezioni e mancanze. Dobbiamo sempre ricordare
che quando si interviene nel momento opportuno, qualsiasi difetto o vizio può
essere trasformato in virtù, in una qualità positiva. Preghiamo
il Signore perché ci aiuti a divenire docili, umili, semplici, a capire
che tante grazie sono offerte a noi per i meriti che ha acquisito, quando Pilato
lo ha giudicato e condannato ingiustamente.
Padre nostro
SESTA STAZIONE: GESŁ FLAGELLATO E CORONATO DI SPINE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Allora Pilato rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù
lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono
attorno tutta la coorte.
Spogliatolo, gli misero addosso un mantello scarlatto e, intrecciata una corona
di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi, mentre gli
si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!".
E sputandogli addosso, gli tolsero la canna e lo percuotevano sul capo.
(Matteo, 27, 26-30)
Lettore
Riflettiamo ora sulla grande sofferenza di Gesù nel momento della flagellazione
e della incoronazione di spine. Quando leggiamo le brevi ma intensamente drammatiche
parole del Vangelo che raccontano la flagellazione e l'incoronazione di spine
del Signore, viene spontaneo chiedersi: "Perché Cristo ha voluto
provare dei dolori così strazianti, delle sofferenze così inaudite
quando sarebbe stata sufficiente una sola goccia del suo sangue che ha valore
infinito, per poterci salvare? Perché Cristo non ha voluto risparmiarsi
alcun patimento, pur di spingerci alla conversione?".
Ha voluto, mostrandoci le sue sofferenze, farci comprendere che il suo amore
è talmente grande, inesplicabile, infinito che è stato pronto
a bere il calice del dolore fino all'ultima goccia.
Di fronte alla flagellazione e all'incoronazione di spine le anime oggi, purtroppo,
continuano a rimanere indifferenti e a vivere la loro vita in contrasto con
la legge di Dio: sono tante, tantissime, troppe. Preghiamo Maria perché
lei che ha generato il corpo del Cristo, lei che lo ha amato di un amore immenso,
lei che ha sofferto perché sapeva che quel corpo sarebbe stato coperto
di ferite e ha visto suo figlio lacerato, incoronato di spine, coperto di sangue,
si renda interprete presso suo Figlio del nostro pentimento e continui a pregare
il Padre perché l'umanità possa tornare a lui pentita e ravveduta.
Pensiamo alla bellissima parabola del figliol prodigo che è atteso con
tanta ansia dal padre. Noi vogliamo pregare il Signore perché sia affrettato
il ritorno di tanti figli prodighi, a cominciare da coloro che noi amiamo e
con i quali abbiamo legami di sangue, di amore, di affetto, di amicizia. Noi
abbiamo incontrato Cristo e abbiamo scoperto quanto è bello, ricco, pieno
di frutti questo incontro, e vogliamo che anche i nostri fratelli lo incontrino.
Noi, con un'incessante preghiera, con il contributo dei nostri fioretti e dei
nostri sacrifici, dobbiamo accompagnare verso il Signore i nostri fratelli:
riportare un'anima a Dio è una cosa grandissima e meravigliosa che assicura
il Paradiso.
Sangue divino di Gesù, continua a scendere su quest'umanità e
anche se non è raccolto dal cuore di tante anime. Noi lo vogliamo accogliere,
lo vogliamo momentaneamente depositare nel nostro cuore per poterlo poi donare
al cuore dei nostri fratelli, in modo che in esso possa tornare a pulsare l'unica
vera vita che è quella che viene dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito
Santo.
Padre nostro
SETTIMA STAZIONE: GESŁ È CARICATO DELLA CROCE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare
i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.
(Matteo, 27, 31)
Lettore
Proviamo per un momento a chiudere gli occhi e ad aprire il cuore per contemplare
una scena commovente: alcuni uomini portano una croce, strumento tremendo di
tortura e di morte, Gesù la vede avvicinarsi; la guarda e i suoi occhi
si riempiono di lacrime d'amore, perché sa che per mezzo di questa croce
lui vincerà la morte, e la abbraccia. Le guardie, gli aguzzini, i carnefici
lo circondano e nessuno di loro capisce il gesto d'amore del Signore nell'abbracciare
la croce. Solo Maria lo capisce.
Noi proviamo amore per la croce? Certo, è naturale che la croce come
sofferenza faccia paura, ma dobbiamo tenere presente che, se vogliamo salvare
i nostri cari, i figli, gli amici, questa è l'unica strada. Voi pensate
che se fosse stato possibile percorrere una strada diversa dalla sofferenza
e dalla croce Cristo non l'avrebbe forse preferita? Se l'ha scelta è
stato perché questa è l'unica, valida e giusta per sconfiggere
il male e il peccato del mondo.
Ringraziamo il Signore che abbraccia, ama e stringe a sé la croce, e
d'ora in poi potremo capire meglio quello che S. Paolo dice: "Io predico
Cristo e Cristo crocifisso", perché la salvezza viene solo dalla
croce".
Non ci limitiamo solo ad avere un'immagine della croce nella nostra casa, rivolgiamo
frequentemente il nostro sguardo ad essa, e preghiamo davanti ad essa perché
nella nostra casa, famiglia, comunità non resti soltanto un simbolo,
un segno, ma sia realtà di salvezza.
Padre nostro
OTTAVA STAZIONE: GESŁ INCONTRA IL CIRENEO E LE DONNE DI GERUSALEMME
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla
campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano
lamenti su di lui.
Ma Gesù, voltatosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme,
non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco verranno
giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato
e le mammelle che non hanno allattato.
Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! E ai colli: Copriteci!
Perchè se trattano così il legno verde, che avverrà del
legno secco?".
(Luca, 23, 26-31)
Lettore
Il cireneo e le donne di Gerusalemme vivono l'incontro con Gesù con uno
spirito completamente diverso. Il cireneo è obbligato a portare la croce
e ad aiutare Cristo; egli non avrebbe mai preso quest'iniziativa di sua spontanea
volontà, perché nei riguardi di Cristo prova indifferenza. Le
donne di Gerusalemme, invece, piangono, soffrono per Gesù e di fronte
alle loro lacrime e al loro dolore il Cristo non pensa alla sua sofferenza,
ma alla loro situazione e a quella dei loro figli. Il Signore pronuncia una
frase che manifesta il suo stato d'animo: "Se il legno verde viene trattato
in questo modo, cosa ne sarà del legno secco?"; il legno verde è
il Cristo innocente, senza peccato che viene bruciato dal sacrificio e dalla
sofferenza; il legno secco rappresenta coloro che non hanno la vita perché
privi della grazia; il fuoco li consumerà con più celerità
e di essi non resterà niente.
Le parole del Signore devono spingerci all'impegno e ad una precisa scelta:
essere legno verde o legno secco. Poichè il tralcio verde produce l'uva
se è unito alla vite, chiediamo alla Madonna che ci faccia sempre essere
uniti a suo Figlio e che non si interrompa mai questa nostra unione con lui.
In questa luce riusciremo a capire anche l'affermazione del giovane S. Domenico
Savio: "La morte, ma non il peccato", perché la vera distruzione
dell'uomo non è la morte fisica, ma quella spirituale.
Promettiamo al Signore di non morire mai spiritualmente, e, se qualche volta
disgraziatamente la debolezza ci dovesse portare a vivere esperienze peccaminose,
non lasciamo passare del tempo, ma ritorniamo subito attraverso il sacramento
della confessione a Colui che è la vita e può darci la vita.
Padre nostro
NONA STAZIONE: GESŁ SPOGLIATO DELLE VESTI E INCHIODATO ALLA CROCE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero
da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.
Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.
(Matteo, 27, 33-35)
Lettore
Gesù arriva al Calvario, viene spogliato delle vesti e inchiodato sul
legno della croce. Come un agnello, condotto al sacrificio senza un lamento,
il Signore si stende sulla croce.
Nel Vecchio Testamento le vittime animali venivano offerte a Dio e solo una
parte della carne veniva poi mangiata dagli offerenti; il Cristo, invece, vittima
divina, non offre come cibo solo una parte, ma tutto se stesso all'uomo perché
egli è unico, vero nutrimento.
Il Signore, mentre viene spogliato si guarda intorno e cerca gli occhi degli
uomini che ama infinitamente. Incontra pochi sguardi pieni d'amore: quello di
sua madre, delle pie donne e di Giovanni. Anche se vicino a lui c'è indifferenza
e ostilità, egli prosegue nella sua missione, nella realizzazione del
disegno di salvezza che ha voluto insieme al Padre. Si stende sulla croce e
allarga le braccia, il gesto di chi ama; il Cristo in questo momento supremo
vuole abbracciare tutta l'umanità e ogni singolo uomo.
L'amore che il Signore ci mostra è unico, irripetibile. Il Signore ama
ognuno di noi in modo personale senza sottrarre niente agli altri. La sofferenza
che ha voluto provare l'ha offerta per tutti e per ciascuno di noi.
È giusto affermare che ogni uomo è costato a Cristo tutte le sofferenze
che ha affrontato durante la sua vita e la sua passione.
Cerchiamo di avvicinarci al Cristo che sta sulla croce, non ancora innalzata,
facciamoci largo in mezzo alle persone che gli sono indifferenti e ostili per
fargli sentire che lo amiamo, che desideriamo continuare ad amarlo, che vogliamo
essergli sempre vicino.
Padre nostro
DECIMA STAZIONE: GESŁ E IL BUON LADRONE, GESŁ E SUA MADRE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo?
Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche
tu hai timore di Dio benchè condannato alla stessa pena? Noi giustamente,
perchè riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto
nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai
nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai
con me nel Paradiso".
(Luca 23, 39-42)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria
di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì
accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco
tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E
da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
(Giovanni 19, 25-27)
Lettore
In questa stazione meditiamo il colloquio di Gesù con il buon ladrone,
con la madre e Giovanni l'evangelista.
Gesù è crocifisso in mezzo a due ladroni, uno lo deride e l'altro,
più sensibile, lo compiange. Il buon ladrone gli chiede semplicemente:
"Signore, ricordati di me quando sarai in Paradiso" e aggiunge umilmente
rivolto all'altro: "Noi riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli
invece non ha fatto nulla di male". Il Signore di fronte a questo atto
di fede e di umiltà risponde: "Oggi sarai con me in Paradiso".
Questa promessa del Signore è consolante perchè ci permette di
sperare per noi e per gli altri; ci fa capire che in fondo non è difficile
poter godere Dio, poter essere suo figlio, vivere in unione con lui per tutta
la vita e per tutta l'eternità: non occorrono grandi sacrifici, occorre
semplicemente il pentimento, il riconoscere le proprie mancanze e i propri peccati.
Noi dovremmo rivederci in questo ladrone, se non altro per sentire rivolte anche
a noi le dolci e consolanti parole del Signore: "Sarai con me in Paradiso".
Gesù prima di morire, nel colloquio con la madre e Giovanni offre un
ultimo grande, meraviglioso regalo all'umanità. Qualche ora prima il
Signore ha offerto se stesso nell'Eucaristia: "Prendete e mangiate, questo
è il mio corpo; prendete e bevete, questo è il mio sangue";
ora ci dona anche sua madre, tanto è l'amore che ha per noi.
Affidando la madre a Giovanni che rappresenta tutta l'umanità, Gesù
la dona a tutti gli uomini; fermiamoci un istante a considerare quello che la
Madonna può aver provato nel suo cuore: sa molto bene che Gesù
è lì in croce e sta per morire dopo sofferenze atroci provocate
dalle stesse persone di cui lei è diventata madre, ma non si tira indietro
di fronte alla maternità universale a cui Gesù l'ha chiamata.
Tutti gli uomini, anche se peccatori, sono amati da Gesù, ugualmente
tutti gli uomini, anche se peccatori, sono amati da Maria.
Maria ricorda le parole di Gesù: "Io sono venuto per i peccatori"
e vive quest'insegnamento del Figlio. Il Vangelo dice che Giovanni, che rappresenta
tutti noi, da quel momento la prese con sé.
Seguiamo anche noi l'atteggiamento di Giovanni, accogliamo Maria; in fondo ella
non aspetta altro se non questo invito: "Entra nella mia anima, entra nella
mia casa"; così per ciascuno di noi diventerà realtà
l'augurio di papa Giovanni XXIII: la Madonna ci faccia sempre buona compagnia.
Padre nostro
UNDICESIMA STAZIONE: GESŁ IN CROCE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo esclamavano: "Ehi, tu che
distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo
dalla croce!". Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi
beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perchè vediamo e
crediamo".
(Marco, 15, 29-32)
Lettore
Viviamo gli ultimi istanti della vita terrena del Cristo ai piedi della croce
accanto a Maria, a Giovanni e alle altre pie donne. Ricordiamoci quello che
Gesù aveva detto precedentemente: "Quando sarò innalzato
sulla croce attirerò ogni persona a me"; ma l'uomo per essere attirato
dal Cristo deve volere il suo abbraccio. Dobbiamo rinnovare il nostro impegno
per una vita quotidianamente cristiana, anche se non è facile date le
difficoltà, le avversità, le incomprensioni degli uomini e le
loro frequenti ironie sul nostro impegno. Dobbiamo promettere al Signore di
non provare mai vergogna nel seguirlo. Già Cristo aveva ammonito: "Se
voi vi vergognerete di me presso gli uomini, io mi vergognerò di voi
presso il Padre", vale a dire: "Se voi mi rinnegate, come posso io
ricordarvi presso il Padre? Se voi volete allontanarvi da me, come posso io
ricondurvi al Padre?".
Il Signore è sulla croce e gira il suo sguardo: vede la madre, Giovanni
e le altre donne e prova consolazione, ma vede anche gli altri e prova sofferenza.
Non dobbiamo dimenticare che Gesù è Dio e il suo sguardo perfora
il tempo, attraversa i secoli e arriva fino a noi. Vede anche noi ai piedi della
croce, scruta i nostri sguardi, legge nei nostri cuori. Domandiamoci cosa trova
in essi: amore o ostilità o indifferenza?
Signore, non ti ringrazieremo mai abbastanza per averci salvato e redento, per
esserti consegnato a noi nell'Eucaristia e averci donato tua madre come nostra
madre. Ma riusciamo soltanto a balbettare poche parole, perchè il nostro
cuore è tanto piccolo. Vogliamo rifugiarci in questo momento nel cuore
di Maria che è sempre presente vicino al tabernacolo e sentirlo pulsare
così pieno di amore. Come ti sei consolato allora nel vedere tua madre
sotto la croce, così ti rallegrerai ora nel vedere noi, chiusi nel suo
cuore. Ti offriamo non il nostro amore tanto carente e insufficiente, ma l'amore
di tua madre per ottenere le grazie spirituali per amarti e per farti amare,
per servirti e per farti servire, ora e per sempre. Amen.
Padre nostro
DODICESIMA STAZIONE: GESŁ MUORE IN CROCE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.
Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì,
lemmà sabactàni" che significa "Dio mio, Dio mio, perchè
mi hai abbandonato?".
(Matteo, 27, 45-46)
(Poi) Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito".
Detto questo, spirò.
(Luca, 23, 46)
Lettore
Il Vangelo narra che Cristo reclina il capo e muore. Poco prima ha sospirato:
"Tutto è compiuto". Per gli occhi che non sanno vedere al di
là della cruda realtà non cambia niente, ma agli occhi di Dio,
gli unici a conoscere profondamente la verità, la situazione cambia completamente.
Le anime dei giusti ricevono la visita del Cristo e sono introdotte da lui in
Paradiso; vicino al Cristo che torna al Padre, c'è Giuseppe, suo padre
putativo, c'è il precursore Giovanni Battista e con loro tutti i giusti
che lo hanno atteso, mantenendo desta la speranza della realizzazione della
venuta del Messia.
Dio torna a dialogare con l'uomo, il Paradiso è aperto, un nuovo patto
inizia: tutto questo noi lo dobbiamo all'uomo-Dio che è morto sulla croce.
Qualunque parola umana, anche la più alta e la più ispirata non
potrà mai farci comprendere il mistero della morte del Cristo. Davanti
a questa stazione è opportuno che l'uomo cessi di parlare perché
l'anima si apra a Dio. Immergiamoci nel silenzio e nella preghiera; eleviamo
il nostro cuore a Dio, perchè solo nel silenzio e nella preghiera raggiungiamo
quelle elevatezze che nessuna parola umana riesce a conquistare. L'uomo nella
preghiera si incontra con Dio ed allora è Dio stesso che lo prende in
braccio e lo fa riposare nel suo cuore. Ora, in questo momento di silenzio preghiamo,
ringraziamo il Signore e confermiamo il nostro amore per Lui.
Padre nostro
TREDICESIMA STAZIONE: GESŁ È DEPOSTO DALLA CROCE
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, persona buona e giusta.
Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea,
una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò
a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse
in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno
era stato ancora deposto.
(Luca, 23,50-53)
Lettore
Gesù viene deposto dalla croce e adagiato sul grembo della madre; è
un momento tremendo e commovente che si consuma in breve tempo perchè
urge iniziare il rito della sepoltura. Nella mente della Madre dell'Eucaristia
rivivono gli anni vissuti insieme a lui, dal primo giorno della vita terrena
del Cristo a Betlemme. Quel corpo che Maria ha generato, amato, accudito con
tanto amore, ora è tra le sue braccia adulto, ma insanguinato, sfigurato
e il cuore di questa madre è lacerato e spasima.
Il patimento di Maria non cesserà neanche con la resurrezione: poiché
ha accettato di essere madre di tutti gli uomini, come le madri soffrono quando
i figli muoiono, così Maria soffre perché tanti, troppi suoi figli
spiritualmente sono morti.
È grande il dolore di questa madre che stringe a sé il corpo senza
vita del suo divin Figlio, ma è anche altrettanto grande il dolore di
Maria nel vedere l'amore del suo figlio primogenito non è accettato da
tanti suoi figli i quali continuano a morire per non voler comprendere e accogliere
la passione, la morte e la resurrezione del Cristo.
Maria piange, soffre, in lei non ci sono nè risentimento, nè rancore,
ma solo amore e sofferenza: prega, soffre, perdona ed ama.
Con il suo comportamento è di esempio luminoso per la nostra vita. Anche
noi se sapremo amare, se sapremo dare e perdonare come Maria, potremo collaborare
al rinnovamento del mondo e della Chiesa.
Padre nostro
QUATTORDICESIMA STAZIONE: GESŁ È DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma
di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù.
Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di
notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.
Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme
con oli aromatici, come è usanza seppellire i giudei. Ora, nel luogo
dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo,
nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù,
a motivo della Parasceve dei Giudei, poichè quel sepolcro era vicino.
(Giovanni, 19, 38-42)
Lettore
La permanenza del corpo del Cristo nel sepolcro dura appena tre giorni.
Oggi il Cristo è presente come Eucaristia nei tabernacoli delle chiese
ed è avvolto nel silenzio come nella tomba di Gerusalemme.
Cristo Eucaristia è vivo, è presente in corpo, sangue, anima e
divinità; il corpo del Cristo nella tomba di Gerusalemme si sta preparando
a risorgere nel fulgore della sua divinità.
Passiamo dal silenzio della tomba al silenzio del tabernacolo; tra l'uno e l'altro
c'è il grande evento della risurrezione nel quale noi crediamo. Impegnamoci
ad amare, a dialogare con il Cristo, a sentirlo vivo e presente nell'Eucaristia,
perché il nostro rapporto, la nostra relazione, la nostra familiarità
con lui siano sempre più forti, più vigorose e meglio vissute.
Abbiamo iniziato questa via crucis in compagnia di Maria; Maria ci ha
seguito, ci ha parlato, ha ispirato ai nostri cuori dei buoni propositi; ebbene,
continuiamo la nostra vita con Maria e ricordiamoci ciò che ha detto:
"Dove è presente mio figlio, lì ci sono io". Se vogliamo
trovare Maria la incontreremo vicino al tabernacolo: lì c'è suo
figlio, quindi lì lei è presente. Impegnamoci perché in
noi ci sia la promessa e il desiderio di visitare Gesù Eucaristia, di
fargli compagnia per dirgli il nostro "grazie" e rinnovargli il nostro
amore.
Padre nostro
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