MOVIMENTO IMPEGNO E TESTIMONIANZANegli ultimi mesi la sofferenza della nostra sorella Marisa
è andata aumentando sempre più, raggiungendo un'intensità
così elevata da spingere il Vescovo a chiedere alla comunità una
"campagna spirituale" di fioretti, digiuni e preghiere per implorare
la misericordia di Dio e accelerare i tempi dei Suoi interventi.
Cara Mamma del Cielo, il titolo con cui ti invochiamo, Madre dell'Eucaristia,
è dolce, soave e ci conforta nei momenti della prova, della sofferenza
e del dolore.
Io, Vescovo ordinato da Dio, chiamato da Dio a svolgere nella Chiesa, insieme
a Marisa, missioni che a giudizio umano sono difficili, se non impossibili,
in questo momento in cui i flutti della tempesta sembrano sommergerci, il sole
nascondersi dietro le nuvole, la luna non illuminare il nostro cammino affaticato
e provato, interpretando anche i sentimenti dei miei fratelli e delle mie sorelle,
mi rivolgo a te, che sei potente per grazia presso Dio.
Tu sei la Madre di Dio, la Madre dell'Eucaristia, la Madre della Chiesa, è
a te che con confidenza mi rivolgo. Abbiamo imparato a rivolgerci a Dio chiamandolo
Papà in modo familiare, ma sempre unito al rispetto, ma è verso
la mamma che i figli hanno più confidenza, più facilità
di dialogo e più trasporto. So che in questo momento, come in tutti gli
altri in cui ci rivolgiamo a te, ci stai ascoltando con amore e pazienza.
Tu sai cosa è maturato nel mio cuore tra ieri sera e questa mattina:
fare una campagna di preghiere, di fioretti, di sacrifici e, per chi può,
di digiuni, per implorare da Dio insieme a te, a tutto il Paradiso e ai nostri
fratelli che sono in Purgatorio, di anticipare ciò che è nei suoi
programmi. Tu solo ci puoi riuscire, tu solo puoi realizzare questo nostro desiderio.
Nel passato hai dato prova di questa tua potenza, quando hai accelerato la discesa
dello Spirito Santo su di te e sugli apostoli nel Cenacolo e quando alle nozze
di Cana hai fatto anticipare a Gesù il momento di operare miracoli. Tu
sai meglio di noi come svolgere il compito di Madre e di Mediatrice. Tu vedi
come la Veggente ed io siamo stanchi e provati, sembra che la spossatezza ci
stia distruggendo l'esistenza e, come già ti ha detto domenica, facciamo
fatica anche a sorridere e a parlare. Ci consola sapere che, se siamo arrivati
a questo logoramento, è per collaborare a realizzare il trionfo dell'Eucaristia,
il tuo trionfo ed il trionfo della Chiesa; ora quest'ultimo tratto di strada
è molto duro e difficile. Spesso ci smarriamo, non perché non
vogliamo procedere, non perché siamo incerti del traguardo, ma semplicemente
perché guardando la mèta, alle nostre forze, ormai esaurite, sembra
troppo lontana e distante.
Ci siamo sempre inchinati, anche se a volte con un tumulto interiore e a volte
con lamenti esteriori, alla volontà di Dio che ci ha portato da una situazione
all'altra. Noi in tutti questi cambiamenti lo abbiamo seguito. Ma ora, o Madre,
ti diciamo con tenerezza filiale: convinci Dio ad intervenire, perché
siamo nell'anno della speranza. Un terzo di quest'anno ormai è trascorso,
mancano nove mesi al suo termine. Nell'indire l'anno della speranza ho nutrito
in me la fiducia che avrebbe segnato l'inizio degli interventi di Dio. Riconosco
che nel 1999, anno in cui doveva realizzarsi il nostro trionfo, noi non eravamo
pronti. In mezzo a noi c'erano delle mele marce, ma ora sono state tolte. Infatti
attraverso le tue carezze materne e gli incoraggiamenti che ci hai frequentemente
donato, credo che questa comunità ha imparato ad amare Dio, l'Eucaristia,
e tutti gli uomini. Anche tra noi a volte avvengono ancora scintille e scoppiano
piccole discussioni dettate dalla gelosia e dall'invidia, ma vengono subito
sedate dall'amore.
O Madre, sii tu la nostra condottiera. Come quando hai chiesto di fare la missione
presso i sacerdoti di Roma e io ti ho detto: "Sii tu la nostra regina,
vai avanti e noi ti verremo dietro", anche oggi ti ripeto: "Tu sei
la nostra Madre, vai avanti e noi ti verremo dietro". Lo so che tu, poiché
sei la nostra Mamma, vorresti vedere ultimato il nostro Getsemani. Io amo il
Getsemani, ma ormai da troppo tempo ci siamo rinchiusi. Conosciamo ogni angolo
di quest'orto, ogni pianta, abbiamo contato ogni foglia degli ulivi, per sottolineare
da quanto tempo ci siamo dentro. Ora prendici per mano e portaci verso il Tabor,
trasfigura il nostro atteggiamento così provato, afflitto, triste, in
un atteggiamento sereno, gioioso, esplosivo, perché tu sei anche la Madre
della gioia e vuoi darla ai tuoi figli.
Noi ci impegneremo da oggi a fare una campagna di preghiere e di buone azioni
per un mese, che terminerà il 13 maggio, festa della Madonna di Fatima,
alla quale siamo molto legati per i motivi che mi ha detto Dio Papà.
Ho iniziato questa preghiera prendendo a prestito un termine militare, "campagna",
e la termino prendendo ancora in prestito un altro termine militare, "accerchiamento".
Sì, noi vogliamo accerchiare Dio insieme a te ed a tutto il Paradiso,
con il nostro amore, con la nostra fede, con la nostra speranza, con le nostre
preghiere e le nostre buone azioni. Non ci alzeremo da questa posizione di preghiera
e di sofferenza, fino a quando Dio, sorridendo, dirà a te, e tu lo comunicherai
a noi, che finalmente il lungo periodo della prova è finito o perlomeno
sta per finire. Marisa ed io ti offriamo come dono tutti questi 37 anni. Tu
sai meglio di noi come siano stati duri, sofferti e spinosi. Te li offriamo,
tu avvolgili nel tuo amore materno e presentali a Dio, insieme al mio amato
Giuseppe, alla cara nonna Iolanda, agli ultimi papi e a tutti gli angeli e i
santi, perché veramente possa iniziare quanto prima ciò che Dio
ci ha promesso e che noi ciecamente crediamo e fiduciosamente attendiamo.
Mamma, grazie perché mi hai ascoltato. Dio Papà, certamente hai
seguito parola per parola questa mia preghiera, ed anche a Te va il nostro affettuoso
saluto, il nostro amore riconoscente e la richiesta di perdono se non sempre
siamo stati all'altezza della missione che ci hai affidato. Tu sai, Dio, che
noi ti amiamo e per Te siamo pronti anche a dare la vita.
A Te, Dio Papà, a Te, Dio Fratello, a Te, Dio Amico, a Te, Dio Uno e
Trino, gloria ed onore per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Roma, 13 aprile 2008
+ Claudio Gatti
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