MOVIMENTO IMPEGNO E TESTIMONIANZA
"MADRE DELL'EUCARISTIA"
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Carissimo confratello,
non possiamo continuare ad osservare, silenziosi ed impotenti, la grave emorragia
che da decenni colpisce la Chiesa: l'abbandono del sacerdozio da parte di decine
di migliaia di sacerdoti.
Secondo stime, non so se attendibili, i sacerdoti che hanno chiesto la dimissione
dallo stato clericale sono circa 150 mila, una cifra impressionante se si pensa
che coloro che esercitano attualmente il ministero sacro sono poco più
di 400 mila.
Dopo aver lungamente pregato e riflettuto, ho formulato una soluzione che si
può proporre a quei sacerdoti che, sempre più numerosi, e a volte
anche incoraggiati da vescovi, chiedono l'abolizione del celibato, la facoltà
di sposarsi e la possibilità di continuare ad esercitare il sacerdozio.
La stessa soluzione può essere estesa anche ai sacerdoti che, avendo
ottenuto la riduzione allo stato laicale, si sono sposati e vorrebbero essere
reintegrati nell'esercizio del sacerdozio.
La mia proposta spegnerebbe l'animosità e sterilizzerebbe le argomentazioni
di certi noti personaggi che si presentano come profeti, inviati da Dio, per
introdurre di nuovo nella Chiesa il sacerdozio esercitato da persone coniugate.
San Paolo ha affermato che la verginità è una libera scelta e
non un precetto imposto dal Signore (I Cor. 7,25), ma coloro che aspirano al
sacerdozio, devono rassomigliare al Primo e Sommo Sacerdote e tener presenti
le sue parole: "Non tutti comprendono questo discorso, ma soltanto coloro
ai quali è dato. Vi sono eunuchi che si resero tali per il regno dei
cieli. Chi può comprendere, comprenda" (Mt. 19, 11-12).
È vero che per i primi tre secoli della storia della Chiesa i vescovi,
i presbiteri e i diaconi potevano contrarre matrimonio, ma bisogna anche rammentare
le ragioni per cui il Concilio di Elvira (360) ha imposto il celibato al clero:
l'abbassamento del tenore di vita e il crollo morale dei suoi membri.
Fino ad allora i pastori della Chiesa potevano sposarsi, ma solo prima dell'ordinazione
sacra, non dopo. Se volevano sposarsi dopo l'ordinazione, dovevano rinunciare
all'incarico.
Sempre San Paolo ammonisce che coloro che si sposano "avranno tribolazione
nella carne ed io vorrei risparmiarvele. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni:
chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, compiacere al
Signore" (I Cor. 7, 28-32).
I ministri di Dio devono vivere il celibato con gioia, perché con la
loro vita casta devono ricordare ai fratelli laici, spesso immersi nella materia,
la condizione finale dell'uomo. La loro vita, votata alla castità, è
un'anticipazione dello stato della resurrezione: "Infatti nella resurrezione
non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli
di Dio in cielo" (Mt. 22,30). La Madre dell'Eucaristia ha fatto sapere
che Dio vuole che i sacerdoti vivano in grazia, rispettino il celibato e pratichino
la virtù della castità.
Per impedire ai ministri sacri di peccare contro il sesto comandamento e di
commettere sacrilegi, è bene concedere loro, senza molte resistenze da
parte dell'Autorità Ecclesiastica, la riduzione allo stato laicale per
sposarsi.
Ai sacerdoti che vogliono sposarsi e continuare a svolgere il ministero sacro,
e ai sacerdoti ridotti allo stato laicale e sposati che vogliono essere reintegrati
nell'ordine sacro, la Chiesa, che deve continuare ad amarli come figli prediletti,
può concedere di far parte del diaconato permanente e di svolgere le
funzioni proprie del diacono.
Questi sacerdoti che hanno compiuto studi di teologia, completato la formazione,
accumulato esperienze, sono un potenziale prezioso per la Chiesa, alla quale
possono dare un valido contributo.
Possono essere ministri ordinari del Battesimo e della Comunione ed essere delegati
ad assistere al Matrimonio.
Possono impartire benedizioni particolari e la benedizione eucaristica. Possono
predicare la Parola di Dio e tenere corsi di preparazione al Battesimo, alla
Prima Comunione, alla Cresima, e al Matrimonio. In modo particolare possono
assistere spiritualmente gli ammalati e gli anziani che la Madonna chiama "perle
del Signore". Infatti possono andare frequentemente a trovarli per recare
loro il sostegno della Santa Comunione, e il conforto della Parola di Dio. Inoltre,
se gli ammalati e gli anziani che visitano fossero in pericolo di vita e non
fosse possibile reperire il sacerdote per confessarli, potrebbero secondo il
can. 976 del C.I.C. assolvere validamente e lecitamente i loro peccati.
I presbiteri che esercitano le funzioni del diaconato devono essere incardinati
in una diocesi e dipendere da un vescovo. Sarà compito degli Ordinari
studiare i modi e stabilire i tempi per riammetterli all'esercizio del ministero
sacro.
Spero che questa proposta venga accolta favorevolmente dal Vaticano e dai vescovi
per chiudere una piaga molto dolorosa della Chiesa e mi auguro che l'Autorità
Ecclesiastica competente mi riconosca la paternità di averla formulata.
Cari confratelli, dopo aver letto questa mia proposta non potete far finta di
nulla e coprire le vostre responsabilità col silenzio.
Dovrete rendere conto a Dio e al futuro Papa che certamente non sarà
quel cardinale, noto a tutti, che sta svolgendo un'attività frenetica
nel raccogliere consensi per ascendere al Soglio Pontificio.
Per conoscere come agisce Dio quando chiama qualcuno a svolgere una missione,
leggete la storia di Davide (I Sam. 16, 1-13).
Sui confratelli vescovi e sacerdoti che dovranno valutare la mia proposta, invoco
la luce dello Spirito Santo.
Maria, Madre dell'Eucaristia, ci protegga tutti (Giovanni Paolo II).
Roma, 23 marzo 2008
Festa di Pasqua: Risurrezione del Signore.
Claudio Gatti
Vescovo ordinato da Dio
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